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Giorgina Craufurd Saffi

Firenze 1827 - 1911


La vita di Giorgina ruotò intorno a una fedeltà intransigente agli ideali mazziniani, tanto nella sfera personale e familiare, quanto in quella civile e politica.

Il padre era funzionario del Commissariato britannico per le isole Jonie, e la famiglia soggiornava frequentemente a Firenze, dove Giorgina nacque. 



Nell'orientare Giorgina a favore della causa italiana ebbe un ruolo fondamentale l'attività della madre, Sophia Churchill, che collaborò attivamente ai comitati mazziniani e ai gruppi femminili inglesi favorevoli alla causa italiana, ma prima ancora l'incontro con Giuditta Sidoli, la nota patriota e madre infelice, già collaboratrice politica e amante di Mazzini. 



Giorgina dimostrò la tempra del suo carattere a partire dall’iniziale scontro con la famiglia che – pur così attiva per l’unità italiana- contrastava la sua relazione con il mazziniano Aurelio Saffi, e via via in molteplici situazioni di impegno pubblico che resero proverbiale la sua capacità di presa sulla sensibilità altrui e la resero una seguace esemplare del “Maestro”. 






Se negli ambienti dei comitati inglesi e nella sua stessa famiglia aveva trovato già una riflessione sull'autonomia e i diritti femminili, le idee di Mazzini diedero organicità alla sua concezione dell'emancipazione femminile tanto che, dall'impresa di Garibaldi in Italia meridionale e per circa due decenni, Giorgina venne ad assumere un ruolo di guida delle forze femminili del partito, organizzando comitati per «l'impresa continentale del Generale» e poi per «il riscatto di Roma e Venezia» - insieme a Laura Solera, a Elena Sacchi, a Sara Nathan - e continuando a rivolgersi ai giovani repubblicani. Finita la stagione rivoluzionaria, divenne presidente della società di mutuo soccorso femminile di Forlì, rivendicando costantemente il ruolo femminile nella nuova Italia: ruolo che potrebbe essere sintetizzato nell’idea della “madre-cittadina”, una donna che, pur nell'indiscussa centralità della missione familiare, doveva poter esercitare piena autonomia personale e piena cittadinanza civile e politica nel nuovo stato. 





Non a caso la Saffi sarà a lungo sostenitrice e collaboratrice di Gualberta Beccari e del suo periodico «La donna», primo giornale emancipazionista d'Italia, nonché grande amica di Giacinta Pezzana, che recitò anche nel ruolo di Amleto. 


Sostenne inoltre la campagna abolizionista contro la prostituzione di stato in nome di un'opera generale di riabilitazione individuale e collettiva, ma anche la battaglia contro la diffusione del movimento del Libero Pensiero tra le file emancipazioniste. Sopravvissuta a lungo al marito, dedicò gli ultimi anni della vita al riordino e pubblicazione degli scritti di lui.





Fonte: Liviana Gazzetta su www.enciclopediadelledonne.it



Sviluppo storico

L'Immacolata Concezione
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"Donne in Viaggio. Storie di vita migranti" 


Questo volume si incrocia con una delle prime ricerche sulle donne immigrate, realizzata ormai quindici anni fa dall'antropologa per la Regione Lombardia, e su un’altra ricerca, condotta per la Provincia di Trento, sulle donne di montagna. Si è voluto utilizzare lo stesso strumento – il racconto autobiografico – non solo per mettere in luce straordinarie vicende umane, ma anche per verificare un’ipotesi emersa durante lunghi anni di lavoro di campo nei paesi alpini: l’integrazione è molto più facile nei piccoli comuni di montagna, piuttosto che nei contesti metropolitani. Risultato che si è puntualmente ripresentato anche in ambiente appenninico. Molto interessante anche la sezione “Noi e voi”, in cui emergono le idee che i nuovi cittadini hanno di noi. E poi, le storie delle donne che da Montegabbione e Monteleone quarant’anni fa sono partite per emigrare in Svizzera, e che poi sono tornate: che dimostrano che ogni mondo è paese e che c’è sempre uno straniero da qualche parte.Il libro è frutto della collaborazione fra Isabella Marchino, Michela Zucca antropologa, e Alessandra Amori, insieme a tutte le donne immigrate di Montegabbione e alcune di Monteleone D'Orvieto.

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