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Sviluppo storico

L'Immacolata Concezione

 


Presso i Padri e gli scrittori dei primi secoli la dottrina dell'Immacolata Concezione è implicita nel frequente parallelismo Eva-Maria (S. Giustino, S. Ireneo e Tertulliano), il quale comporta una doppia relazione: di somiglianza (come Eva uscì pura dalle mani di Dio, così Maria doveva uscire immacolata dalle medesime mani) e di opposizione (colei che doveva essere la riparatrice dei danni provocati da Eva non poteva trovarsi coinvolta in essi). 


Nello stesso periodo S. Ippolito dice che il Salvatore era «un'arca fatta con legni (la Beata Vergine Maria) non soggetti alla putrefazione della colpa». Analoghe espressioni troviamo in seguito in S. Gregorio Taumaturgo, S. Efrem e altri.


Per quanto riguarda l'Occidente, abbiamo visto a suo tempo come in particolare S. Ambrogio e S. Agostino escludano da Maria ogni peccato, anche se un testo di S. Agostino, interpretato in senso sfavorevole all'Immacolata Concezione, peserà per secoli in modo negativo su tutta la teologia occidentale.


In Oriente nel V secolo S. Procolo ammise uno speciale intervento di Dio nella formazione della futura Madre del Verbo, affinché fosse una nuova creatura, formata «da un'argilla monda» simile ad Adamo prima del peccato. Teodoro di Ancira oppone Maria ad Eva, dichiarando che «sebbene Maria sia inclusa nel sesso femminile, fu tuttavia esclusa dalla nequizia di quel sesso: fu una Vergine innocente, senza macchia, senza colpa, intemerata, santa di anima e di corpo, come un giglio che sboccia fra le spine».


Nel VII secolo, sempre in Oriente, è S. Sofronio il primo che sembra accennare a una preservazione dalla colpa. Leggiamo infatti: «Hai trovato presso Dio una grazia che nessuno ha ricevuto (...). Nessuno, eccetto te, fu prepurificato».


Verso la fine del VII secolo o agli inizi dell'VIII secolo cominciò a venir celebrata, in Oriente, la festa della Concezione di Maria, come risulta da Andrea di Creta. La prima omelia che si conosca sulla Concezione è quella di Giovanni d'Eubea, contemporaneo del Damasceno. 


All'oggetto primitivo della festa, che era l'annunzio della miracolosa Concezione di Maria fatta dall'angelo ai genitori (idea che risale al Protovangelo di Giacomo), non aveva tardato ad aggiungersi quello odierno, ossia quello della Concezione passiva della Madre di Dio, dichiarata, non di rado, santa e immacolata. Così Giovanni d'Eubea asserisce un intervento della Santissima Trinità nella formazione di Maria tale da crearla nello stato di giustizia originale.


Nel IX secolo la festa diviene universale nella Chiesa greca.

La festa della «Concezione», istituita dai Greci, restò per lungo tempo ignorata dai Latini. Importata da qualche monaco, venuto dall'Oriente, essa appare in Inghilterra verso il 1060 circa, ma scompare quasi subito, al tempo della conquista normanna (1066), senza lasciare altre tracce all'infuori di un ricordo, unito però a dei rimpianti. 


È così che essa può rinascere con slancio, grazie alla devozione popolare, verso il 1127-1128, su basi più solide, e passa in Normandia, poi, di là, in tutta l'Europa, nonostante la decisa opposizione di S. Bernardo. L'oggetto della festa, abbastanza indeterminato all'origine, si precisa a poco a poco, non senza un sofferto travaglio. Infatti molti sostenitori della festa non affermavano in senso stretto l'Immacolata Concezione, ma alcuni celebravano semplicemente le primizie della futura Madre di Dio, altri la sua santificazione nel grembo materno. 


Altri ancora sostenevano la santità originale di Maria, ma con significati molto diversi. Alcuni facevano partire la sua santità dal momento della concezione, altri dal momento della concezione spirituale, cioè dall'infusione dell'anima, che segna l'inizio dell'esistenza personale di Maria.


Una diversità ancora maggiore si riscontrava nei tentativi di spiegazione teologica. Alcuni ad esempio ricorrevano alla strana ipotesi di una particella del corpo di Adamo che sarebbe restata immune dal peccato e trasmessa di generazione in generazione fino a originare Maria.


La difficoltà del problema nasceva innanzitutto dall'idea agostiniana, che dominava tutto il medioevo, secondo cui il peccato originale si trasmetteva a motivo della libido che era necessariamente connessa con l'atto generatore, dopo il peccato originale. In conseguenza di ciò alcuni tentarono di spiegare l'Immacolata Concezione dicendo che l'atto generatore di Gioacchino e Anna era stato miracolosamente esentato dalla libido. Secondo altri (Eadmero) l'effetto della libido era stato miracolosamente sospeso dall'onnipotenza divina.


Vediamo adesso le posizioni dei teologi più noti. Ad aprire il cammino fu S. Anselmo d'Aosta († 1109), ma chi sviluppò il suo pensiero in senso decisamente favorevole all'Immacolata Concezione fu il suo discepolo Eadmero († 1134). Egli fu il primo a scrivere un trattato sull'argomento, dove afferma che la fede popolare è universale su questo punto, e che questa sapienza è più saggia di quella dei dotti: 


«Non poteva forse Dio conferire a un corpo umano di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? È chiaro che lo poteva e lo voleva; e se lo ha voluto lo ha fatto» (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit).


S. Bernardo e Pietro Lombardo, fra i teologi più noti e più autorevoli del XII secolo, negarono l'Immacolata Concezione (come abbiamo già visto in questo argomento pesava l'eredità agostiniana, sia quanto all'interpretazione del famoso testo riguardante l'Immacolata Concezione, sia quanto alle modalità della trasmissione del peccato originale).


Un secolo più tardi anche S. Alberto Magno e S. Tommaso furono dello stesso parere, soprattutto poiché non vedevano come conciliare questa dottrina con l'universalità della Redenzione di Cristo, supposta chiaramente in Rm 5,12: «Tutti hanno peccato».


La situazione mutò nel XIV secolo, grazie a Guglielmo di Ware († 1300) e soprattutto al suo discepolo Giovanni Duns Scoto († 1308). Nella sua opera fondamentale, l'Opus Oxoniense, questi si limita a dimostrare la sola possibilità del privilegio mariano, insegnando però l'uguale possibilità dell'opposto, e sciogliendo tutte le ragioni sia favorevoli che contrarie alla sentenza maculista. Per Scoto perciò le due sentenze sono ugualmente possibili. Quale delle due sia stata attuata, lo sa soltanto Dio: «Deus novit». 


Egli afferma però che sembra probabile attribuire alla Vergine ciò che è più eccellente, purché ciò non ripugni all'autorità della Chiesa o della Scrittura. Allora infatti l'autorità ecclesiastica non si era ancora pronunciata (la Chiesa romana, come fa rilevare S. Tommaso, non celebrava la festa della Concezione), e la Scrittura sembrava apertamente contraria, asserendo l'universalità della colpa originale e della Redenzione. 


Per questo motivo Scoto procedette con molta cautela e, per il momento, non osò spingersi oltre. Solo più avanti, mosso indubbiamente dalla sua propensione a ritenere più probabile la tesi favorevole all'Immacolata, asserisce che in cielo si trova la Beata Vergine Maria, Madre di Dio, la quale mai gli fu nemica in atto per ragione del peccato attuale né per ragione dell'originale: lo sarebbe stata tuttavia se non fosse stata preservata. Sta in questa parola «preservata» la forza della tesi di Duns Scoto.

Infatti Maria, secondo la legge comune, avrebbe dovuto contrarre la colpa originale, ma grazie ai meriti di Cristo Salvatore fu preservata da tale colpa. In tal modo non soltanto la Beata Vergine è stata redenta da Cristo, ma lo è stata in modo più sublime di chiunque altro.


Scrive bene il Melotti: «Scoto ha il grande merito di far cadere l'obiezione fondamentale formulata dai negatori con il suo argomento sul Perfetto Mediatore: la concezione immacolata di Maria, lungi dall'essere una mancanza di redenzione, è anzi la redenzione portata al massimo grado - è una redenzione «preservativa» -. Questa redenzione è non solo possibile, ma richiesta. Cristo infatti, essendo il perfetto mediatore, doveva porre un atto di mediazione perfetta: lo ha fatto a favore della Madre Sua».


Si può anche aggiungere che tale redenzione perfetta andava applicata a Colei che era chiamata a collaborare in maniera tutta speciale e unica all'opera della redenzione.


Durante tutto il XIV secolo il campo teologico si mantenne diviso fra i contrari e i favorevoli. Il constrasto era particolarmente forte tra i Francescani (più vicini al popolo, e quindi sostenitori dell'Immacolata Concezione) e i Domenicani (contrari, poiché più sensibili alle argomentazioni teologiche). Verso la metà del secolo, in Francia e in Aragona, per opera di alcuni maestri domenicani, si originò una violenta controversia. 


Le autorità ecclesiastiche imposero il silenzio e la ritrattazione ai suddetti maestri. Il frutto di questo dibattito fu un deciso progresso della tesi immacolista. Allora cominciò a comparire l'argomento biblico, specialmente quello fondato sul Protovangelo (Gen 3,15) e sul saluto angelico (Lc 1,28). Anche la festa della Concezione, in quel tempo, si diffuse ovunque, specialmente fra i religiosi.


All'inizio del XV secolo la posizione immacolista era comune presso quasi tutti gli Ordini religiosi, eccettuati i Domenicani. Nel Concilio di Basilea (17 settembre 1439) fu emesso un decreto in cui si dichiarava che la dottrina favorevole all'Immacolata Concezione era pia, conforme al culto della Chiesa, alla fede cattolica, alla Sacra Scrittura e alla retta ragione, e perciò doveva essere seguita da tutti i cattolici, con proibizione a chiunque di insegnare il contrario. Ma il Concilio, nel tempo in cui emise questa definizione, non era più legittimo, per essersi sottratto alla dipendenza dal Romano Pontefice. 


Esso contribuì tuttavia in modo eccezionale all'affermarsi della pia sentenza, e rese universale di fatto la festa della Concezione.


I teologi domenicani però non desistettero dalla loro decisa opposizione, tanto che Vincenzo Bandelli, Maestro Generale dell'Ordine (dal 1501 al 1506), giunse ad affermare che «è cosa empia ritenere che la Beata Vergine non sia stata concepita nel peccato originale».


A questo punto cominciò a intervenire la Santa Sede. Sisto IV, francescano, il 27 febbraio 1477 promulgava la costituzione Cum praecelsa con la quale approvava solennemente la festa dell'Immacolata Concezione, celebrata in molti luoghi, con la Messa e l'Ufficio propri. Al tentativo di svuotare il significato di questa festa il Papa risponde con la Bolla Grave nimis, minacciando la scomunica. Alla fine si ebbe l'adesione alla sentenza immacolista da parte delle Università di Parigi (che la impose con giuramento nel 1469 ai suoi dottori), e di quelle di Oxford, Cambridge, Tolosa, Bologna, Vienna.


Questa corrente decisamente favorevole all'Immacolata Concezione nella Chiesa latina provocò una reazione opposta nella Chiesa greca, per cui non pochi vescovi e teologi ortodossi si schierarono fra gli avversari del privilegio. Questa opposizione si accentuerà ancora di più con la proclamazione del dogma nel 1854.


In Occidente invece la dottrina favorevole all'Immacolata si avviava verso il trionfo. L'indagine biblica e patristica si arricchì di nuovi dati, per cui nella sessione VI del Concilio di Trento (1556) non mancò una forte corrente favorevole alla definizione dogmatica del privilegio. Siccome però il Concilio era stato riunito per fare fronte al protestantesimo e non per dirimere controversie interne al mondo cattolico, l'assemblea conciliare si limitò ad aggiungere al decreto sul peccato originale la seguente significativa dichiarazione: 


«Dichiara tuttavia questo Santo Sinodo che non è nelle sue intenzioni di comprendere nel decreto relativo al peccato originale la Beata e Immacolata Vergine Maria, madre di Dio, ma che sono da osservarsi le costituzioni del Papa Sisto IV sotto le pene contenute in esse e che vengono rinnovate» (DS 1516).


Nel XVII secolo si ebbero gli interventi di altri tre Papi: Paolo V, che proibiva di attaccare in pubblico l'Immacolata Concezione; Gregorio XV, che impediva di attaccarla anche in privato; Alessandro VII, che con la costituzione Sollicitudo omnium Ecclesiarum (8 dicembre 1661) determinava, contro le false interpretazioni dei pochi avversari rimasti, l'oggetto preciso della festa, dichiarando che si trattava della preservazione dell'anima della Vergine dalla colpa originale, nel primo istante della sua creazione e infusione nel corpo, per speciale grazia e privilegio di Dio, in vista dei meriti di Cristo suo Figlio, Redentore del genere umano. Rinnovò inoltre i provvedimenti dei suoi predecessori contro i sostenitori della sentenza contraria. 


L'effetto di questa Costituzione fu incalcolabile. Diocesi, re e popoli si misero sotto la protezione dell'Immacolata. Varie Congregazioni vennero fondate in suo onore. I teologi raddoppiarono le loro fatiche per difendere il singolare privilegio e appianare la via alla definizione. Molti (tra cui ad esempio S. Alfonso) giunsero fino al punto di obbligarsi con voto a versare il proprio sangue, se fosse stato necessario, per la difesa del privilegio.




Clemente XII il 6 dicembre 1708 estendeva per legge la festa dell'Immacolata a tutta la Chiesa. Durante il secolo l'entusiasmo dei fedeli e dei dotti andò sempre crescendo, come crebbero anche le suppliche rivolte ai Romani Pontefici per la definizione dogmatica.


Chi si decise ad accogliere queste richieste fu Pio IX, il quale non appena asceso al soglio pontificio (1846) iniziò le pratiche necessarie. Interpellati tutti i vescovi (2 febbraio 1849) ne ebbe una risposta plebiscitaria: su 665 risposte 570 erano entusiasticamente favorevoli, otto contrarie, le rimanenti più o meno incerte sull'opportunità della definizione. La commissione incaricata diede risposta favorevole alla domanda «se vi siano nella Sacra Scrittura testimonianze che provino solidamente l'immacolato concepimento di Maria».


In tal modo il Papa Pio IX poté procedere alla solenne definizione dogmatica l'8 dicembre 1854, alla presenza di oltre duecento fra cardinali e vescovi, e di una incalcolabile moltitudine di fedeli esultanti.









« [...] declaramus, pronuntiamus et definimus, doctrinam quae tenet beatissimam Virginem Mariam in primo instanti suae conceptionis fuisse singulari omnipotentis Dei gratia et privilegio, intuitu meritorum Christi Iesu Salvatoris humani generis, ab omni originalis culpae labe praeservatam immunem, esse a Deo revelatam atque idcirco ab omnibus fidelibus firmiter constanterque credendam. »







Varie fonti: www.wikipedia.org e www.tanogabo.it

















Giorgina Craufurd Saffi

Firenze 1827 - 1911
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