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UnaTalks e le donne della Rai

UnaTalksRai / 9 aprile 2014

Un'edizione speciale di UnaTalks realizzata con donne che da anni lavorano dietro le quinte: sono le lavoratrici Rai che con professionalità, talento e creatività contribuscono a realizzare i programmi televisivi che guardiamo ogni giorno. Abbiamo raccolto le loro storie e andranno in scena questa sera, nello Studio4 Dear.

Presto gli speech saranno online, per ora anticipiamo così come è nata l'idea di UnaTalksRai e cosa succederà...


UnaTalks, pratica di verbalizzazione al femminile, dedicata alle donne italiane, compie il suo primo anno di impegno. Tutte le volte che penso alla difficoltà che incontrano le donne italiane a parlare in pubblico, per mancanza di occasione e di abitudine, ricordo la Sabina del «Rischiatutto», definita allora la valletta parlante.

La cosa mi faceva ridere, non capivo cosa volessero dire, saper parlare mi sembrava un fatto naturale ma per prudenza non sollevavo obiezioni.

La ragazzina in minigonna del quiz show nazionale di Mike era in realtà stupefatta ed entusiasta della paghetta principesca ottenuta quasi magicamente in cambio di qualche ora di sorrisi, dolci parole, gettoni d’oro e gambe scoperte.

In questo anno di pratica di verbalizzazione, in omaggio al mio passato di valletta parlante, ho ascoltato la voce delle donne italiane incontrate in questo esercizio con un’attenzione speciale perché, tutte le volte, l’energia della
parola di qualcuna di loro mi faceva riflettere e condividere i contenuti comuni che sembrano emergere.

Le donne italiane non amano il deserto di senso e lo spreco di vita che a volte le circonda. Lo dicono in molti modi.

Quando decidono di parlare in pubblico e ne hanno la corretta possibilità le non professioniste della parola tendono a raccontare quello che succede dentro e fuori di loro con
naturalezza.

Quando la decisione anomala di prendere la parola in pubblico è presa reagiscono in molti modi diversi ma tutti efficaci. Colgono con facilità il lato drammaturgico del coaching e se chi le prepara allo speech (al discorso)
funziona, loro funzionano anche meglio. Nove su dieci.

Abbiamo dedicato la terza edizione di UnaTalks a tutte le donne che lavorano all’interno della Rai e contribuiscono a creare e a realizzare i programmi.

Pensiamo che la ricorrenza del 60° anniversario della prima trasmissione Rai sia una buona occasione per sottolineare la centralità del servizio pubblico nella vita delle famiglie italiane e la voce delle donne, soprattutto in questo momento storico, ci sembra quella più adatta a una riflessione sul passato, ma soprattutto sul futuro, del nostro servizio pubblico.

Per UnaTalksRai abbiamo avuto l’autorizzazione di raccogliere adesioni tra le dipendenti Rai impiegate in
tutti i settori, la mixer video, la grande funzionaria, la sarta, l'avvocato, il direttore di produzione...

E vogliamo raccontare la loro esperienza personale, lo specifico contributo di ciascuna e soprattutto personali suggerimenti per programmi futuri e il ricordo di quanto visto in tv negli anni della formazione.

È un modo di rendere visibili volti e voci di donne che letteralmente restano dietro le quinte, ma che hanno un ruolo significativo e trasversale nell’immaginario collettivo della nazione.

Quest’attenzione a loro dedicata deve essere intesa come un vero e proprio omaggio al loro impegno silenzioso, costante ed efficace.

In questo periodo difficile per l’Italia le donne dimostrano spesso sul lavoro e in famiglia di apprezzare qualcosa che potrebbe essere definito «salario affettivo», un compenso immateriale, non quantificabile ma molto apprezzato dalla natura femminile.

Il «salario affettivo» è il lavoro ben fatto che nessuno conosce, è il poter fare, è il gioco di squadra, è la resistenza alla fatica, la soddisfazione personale.

Le nostre oratrici sono autrici dei loro speech e hanno avuto il coraggio di prendere la parola in pubblico per dare il via a un racconto corale che da qui alla fine dell’anno speriamo di poter sviluppare con il sistema donna chiama donna.

Ogni argomento utile sarà ripreso, raccontato da diverse sensibilità nell’esercizio comune di trasformare il monologo interiore femminile, generalmente inespresso, in parola pubblica perché nel tradizionale silenzio scelto spesso dalla donne italiane si perdono spunti di riflessioni preziosi, energie e soluzioni che rimangono sconosciute e inascoltate.

Tutte sappiamo che la vita delle donne è piena di imprevisti, impegni famigliari, parenti, lavoro e alcune hanno avuto meno tempo di altre e così si sono organizzate proponendo interventi alternativi.

Controllo, pazienza, protezione della paura... vedendole accettare la sfida ho scoperto un’immagine interiore femminile che mi ha conquistato.

La passione che si avverte nelle loro parole sa trasformarsi in compassione se incontra il dolore e la necessità degli altri dentro e fuori la famiglia.

L'energia della parola, la pratica della riflessione, il conforto della condivisione sono quindi un modo nuovo per rendersi utili e per tentare di contrastare la degenerazione della nostra forza e dei nostri meriti.

La buona volontà non basta all’amore, ci vuole anche la comprensione dell’altro senza la quale nulla è possibile e forse, per capirsi meglio, la nazione dovrebbe darsi un obiettivo, far emergere la voce delle donne nel discorso pubblico cogliendone i suggerimenti e la profondità.

Benvenute in questo racconto che è già vostro.


Di Sabina Ciuffini, Corriere della Sera, 9 aprile 2014